Arriva John Doe (1941)

In una piccola città degli Stati Uniti, un giornale cambia proprietario ed alcuni redattori vengono licenziati. Per vendicarsi del licenziamento, una giovane cronista inserisce, nella sua ultima rubrica, una falsa lettera di un ipotetico John Doe. Nella lettera l’uomo annuncia che, nella notte di Natale, si getterà dal grattacielo del municipio per protestare contro le autorità. Il film, noto anche con il titolo di “I dominatori della metropoli” esprime in modo esemplare il sincero populismo roosveltiano di Capra e del suo sceneggiatore Robert Riskin. Famosa la scena finale della convention (girata con sette macchine da presa) con la tirata evangelica di Cooper.

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Acqua tiepida sotto un ponte rosso (2001)

Trama

Il quarantenne Yosuke, abbandonato dalla moglie e insofferente del suo lavoro, segue il consiglio di un vecchio vagabondo e si reca in un villaggio della penisola di Noto, dove trova accoglienza in una casa dalla quale si può osservare un ponte rosso. Qui Yosuke spera di impadronirsi di un otre che custodisce una preziosa statua di Buddha in oro massiccio: non rintraccerà il contenitore ma in compenso, con enorme sorpresa, conoscerà Saeko, una donna dotata di strane capacità…

Note

Imamura – classe 1926, due Palme d’oro a Cannes con La ballata di Narayama e L’anguilla – si è sempre distinto per una saggezza orientale sì, ma assai stravagante. La sua poetica: “Sono interessato alla relazione che esiste tra la parte bassa del corpo umano e la parte bassa della società”. Lontano dai conformismi e vicino a chi vive il sesso con primordiale vitalità, Imamura attribuisce all’elemento femminile un posto e un ruolo centrali. La sua eroina ideale ha “altezza e peso medi, carnagione chiara, pelle vellutata, la faccia di una donna che ama gli uomini, materna, una sensazione di caldo, buoni genitali, un animo ricco e vivace”. Una femmina così tocca in sorte al protagonista del film. Che la Dea delle Acque Zampillanti ci conservi Imamura San ancora a lungo!

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